Bespoke: scarpe ed abbigliamento su misura

«i gommini sono piu belli usati,come tutte le scarpe (dopo 10 anni iniziano a essere belle)»

commento dell’utente “La classe”, 4 febbraio 2009.

L’articolo di questo blog che ha riscosso il maggior successo è senza dubbio quello riguardante l’eterna sfida tra Tod’s e Car Shoe.

La lunga e faticosa lettura dei commenti di voi stimati lettori, tra i quali più di uno si è invero distinto per lepidezza ed eleganza, mi porta a sottoporre ad una tale preparatissima platea la questione dell’abbiglimento su misura.

E’ davvero ineguagliabile lo stile di Savile Row, o forse in Italia abbiamo perfezionato ciò che gli Inglesi hanno mirabilmente sviluppato per primi?

E lo stesso si dica per le scarpe: a quale calzolaio dobbiamo rivolgerci per avere il miglior prodotto di tutto l’orbe terracqueo? Il solito, vecchio John Lobb? Sono certo che i lettori avranno qualche preziosa chicca di cui mettere a parte gli altri fruitori di questo piccolo blog.

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4 Risposte to “Bespoke: scarpe ed abbigliamento su misura”

  1. CarlotheJack Says:

    Lo stile inglese è ineguagliabile per lo stesso principio per cui car shoe è probabilmente meglio di tod’s.
    Chi arriva per primo anticipa le mode.
    Lo stile italiano tuttavia premia l’individualità (Brioni, come esempio, è stato uno dei primi marchi che ha preso, rielaborato e fatto proprio lo stile inglese talmente bene da finire sulle forme di Sean Connery in Bond) ed è quindi ugualmente degno di considerazione.
    Ci sono culture, usi e costumi diversi e quindi modi diversi di intendere e di comprendere il vestito. Non ce ne sarà mai uno che primeggia sull’altro.
    Dipende dal messaggio che si vuole dare. L’inglese sente il bisogno di mostrare la sua appartenenza ad una classe sociale ben definita. L’italiano vuole emergere dalla massa magari con l’aiuto di qualche particolare che invece un inglese considera pacchiano.
    Ed oltre questa distinzione territoriale e legata alle tradizioni (molto molto generica) c’è da inserire la variabile del gusto che è molto soggettiva.
    Insomma ce n’è di ogni.
    Come ho già scritto nel blog “car shoe o tod’s” fondamentalmente bisogna fregarsene. Magari è meglio sapere alcune regole universali per comportarsi (e anche vestirsi), più o meno bene, in società. Giusto per avere almeno la qualifica di persona corretta o, in rari casi, quella di gentiluomo.
    Ma i tempi sono cambiati nel bene o nel male. Indubbiamente viene mal considerato il buon costume che spesso viene scambiato per eccessiva fame di gnocca (rende bene l’idea) o per scarsa mascolinità.
    Beh signori, bisogna avere Fede.
    Finchè esisteranno buoni calzolai in giro per l’Italia (inutile citarne alcuni perchè anche qui troppo soggettivo il giudizio sul risultato) ci saranno, a rigor di logica, Uomini in grado di apprezzarli.
    In ogni caso resistiamo contro la “massificazione”, la “asocialificazione”, la “pacchianificazione”, la “particolarificazione a tutti i costi”, la “fuoriluoghificazione” e anche la “femminizzazione” e la “gayizzazione”. Personalmente cedo solamente alla “ficazione”.
    In conclusione Church’s o Santoni (anche il ramo di mocassini di Gucci) per citarne un paio conosciuti. Ma consiglio di provarli

  2. Guy Says:

    Io ho il mio sarto, lavora per la mia famiglia e per poche altre in tutta Italia, un abito può costare anche più di 10000 euro, ma in fondo non è che un pezzo di lana per coprirci… Ma se lo provi non torni indietro

  3. optimusprime Says:

    io ho ilmio sarto fa I POMpini alla mia famiglia e a poche altre, tipo la famiglia marrazzo o sircana, e una sua pompa può costare anche 100.000.0000.00.0000.0..00. euri ma in fondo è solo una bocca umida…. ma se lo provi ti da il benvenuto e non torni indietro… anche perchè per l’hiv non cè sta cura

  4. josephball29916 Says:

    Jammer is alleen dat er nu waarschijnlijk geen reactie gaat komen. Men gaat deze discussie waarschijnlijk uit de weg omdat men niet gedacht had dat he Click https://twitter.com/moooker1

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